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Robert Knox Robert Knox

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Il darwinismo in Italia

Nel novembre 1859 compare a Londra la prima edizione dell'Origine delle specie di Charles Darwin.

Il libro, tradotto in tedesco nel 1860 ed in francese nel 1862, viene conosciuto anche in Italia: la rivista Il Politecnico ne riporta già nel 1860 un riassunto, e anche la rivista dei gesuiti, La civiltà cattolica, ne accenna in qualche articolo, senza però che si scateni immediatamente nel Paese quell'ondata di interesse e/o polemiche già presentie in altre nazioni.

Ben presto però, alcuni naturalisti italiani, quali Giovanni Capellini a Bologna, Giovanni Canestrini a Modena, Michele Lessona a Bologna e Pellegrino Strobel a Genova, iniziano ad interessarsi alle idee darwiniane.

La lezione di De Filippi

Il primo a sostenere pubblicamente le tesi evoluzionistiche è però Filippo De Filippi che la sera di lunedì 11 gennaio 1864 tiene a Torino la lezione intitolata L'uomo e le scimie, che rapidamente scatena entusiasmi e polemiche in tutta Italia.

De Filippi (1814-1867), chiamato 16 anni prima da Carlo Alberto alla cattedra di zoologia di Torino, era molto noto negli ambienti scientifici nazionali, e aveva dato grande impulso al Museo di zoologia della città, che stava diventando uno dei maggiori musei zoologici d'Europa.

La sua decisione di schierarsi pubblicamente a favore del darwinismo, ed in particolare allo stretto rapporto di parentela tra l'uomo e le scimmie, desta grande clamore.

Il testo della conferenza di De Filippi viene pubblicato in un opuscolo ed ha subito grande diffusione.

L'opposizione della chiesa

Gli ambienti religiosi intervengono decisamente nella polemica, dai pulpiti delle chiese e sui giornali ecclesiastici, negando ogni valore all'evoluzionismo, toccando spesso toni molto accesi: il padre Giovanni Antonelli, aprendo l'anno 1866-67 al Liceo degli Scolopi di Firenze, attacca violentemente "chi, rinnegando l'intimo sentimento, il consenso universale e l'evidenza fisica e matematica, non si vergogna di accattare da qualche imbecille straniero e di spacciare che la nostra prima madre dovette essere una scimmia schifosa, nostro progenitore un fetente urango o un babbuino, nostri fratelli i mandrilli, sorelle nostre le bertucce, parenti un branco di bestie. Ponga un termine Iddio pietoso alle conseguenze di queste oscene dottrine, e illumini i governanti a conoscere l'infamia e a punirla condegnamente!"

Il contributo dei naturalisti italiani

I naturalisti italiani continuano nel frattempo a lavorare sul tema, e nel 1864 Giovanni Canestrini (1835.1900), professore di storia naturale a Modena, traduce e pubblica, col consenso di Darwin, la prima edizione italiana dell'Origine delle specie.

Nello stesso periodo Michele Lessona (1823-1894), professore di zoologia a Bologna, viene chiamato a Torino nel 1865 per sostituire De Filippi in viaggio di esplorazione scientifica sulla nave Magenta: nel 1867 De Filippi si ammala e muore ad Hong Kong, cosicché la cattedra di zoologia e la direzione del Museo restano a Lessona.

Nel 1871 Lessona dà alle stampe la prima traduzione italiana dell'Origine dell'uomo e la scelta in rapporto al sesso di Darwin per la casa editrice torinese UTET  che, in quegli anni, pubblicherà tutti i testi principali del naturalista inglese.

Nel 1877 Giovanni Canestrini pubblica La teoria dell'evoluzione esposta ne' suoi fondamenti come introduzione alla lettura delle opere di Darwin e de' suoi seguaci; in 200 pagine vengono chiariti i concetti principali del darwinismo e le principali obiezioni ad esso rivolte.
E' un vero libro di testo, ormai il darwinismo si insegna in molte università, ed è necessario che i suoi principi siano ben compresi.

Alla morte di Darwin, avvenuta nel 1882, sarà l'antropologo fiorentino Paolo Mantegazza (1831-1910) a commemorarlo con gratitudine e rispetto: il testo della commemorazione sarà apprezzato in tutti gli ambienti scientifici del mondo come il tributo migliore ad un grande uomo.

(Marina Spini)

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