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Filippo De Filippi

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Filippo De Filippi

Filippo De Filippi nacque a Milano il 20 aprile del 1814 in una famiglia di origine piemontese.

Dopo la laurea in medicina a Pavia, rimase come assistente di zoologia nella stessa università. Nel 1840 si trasferì a Milano con un incarico al Museo civico di storia naturale.

Le sue ricerche e l'attività didattica gli valsero l'attenzione e la stima di Giuseppe Genè, professore di zoologia a Torino. Alla morte dell'accademico, nel 1848 De Filippi fu chiamato a succedergli nella cattedra e nella direzione del Museo zoologico.

Il cambiamento fu radicale poiché Gené era un "fissista", assertore dell'immutabilità delle specie, mentre il suo successore era un convinto evoluzionista.

I suoi interessi scientifici erano assai vasti: sviluppò importanti ricerche in zoologia sistematica, embriologia e anatomia comparata. A metà Ottocento era uno dei più autorevoli naturalisti italiani, apprezzato e seguito anche all'estero.

De Filippi ricevette incarichi nella pubblica amministrazione, sedendo nel Consiglio superiore della Pubblica Istruzione. Socio della Regia Accademia delle Scienze di Torino, commendatore dell'Ordine Mauriziano, fu anche nominato senatore del Regno.

Nel 1842 De Filippi sposò Angela Vallardi, figlia dell’editore milanese, che però morì prematuramente lasciandolo ben presto vedovo e con Elisa, l'unica figlia nata dalla loro unione.

Note di un viaggio in Persia

Nell'aprile del 1862 lo studioso ebbe l'occasione di partecipare a un viaggio in Persia, al seguito di una missione diplomatica e scientifica, assieme a Giacomo Doria e Michele Lessona. Partito da Genova, navigò sul mar Nero, risalì il fiume Rioni fino a Marani da dove ebbe inizio un lungo e faticoso viaggio a cavallo fino a Teheran.

Dopo un'escursione sul vulcano Dernavend, assieme a un piccolo gruppo di scienziati che si era separato dal resto della delegazione, intraprese il viaggio di ritorno in Italia, attraverso il mar Caspio e la Russia.

Gli avvenimenti di questa straordinaria esperienza furono narrati nel volume Note di un viaggio in Persia nel 1862 (G. Daelli & C. Editori - Milano 1865), "un miscuglio di impressioni, di notizie raccolte e di osservazioni scientifiche".

L'uomo e le scimie

Con l'uscita de L'origine delle specie di Darwin, Filippo De Filippi, assiduo sostenitore delle teorie darwiniane, la sera dell'11 gennaio del 1864, nel Teatro di Chimica di San Francesco di Paola a Torino, tenne la famosa lezione pubblica: "L'uomo e le scimie" che divenne oggetto di vivaci dibattiti tra sostenitori e detrattori della teoria.

Questa lezione, pubblicata in un opuscolo nel 1864 e ristampata in versione integrata nel 1865, mostra un'approfondita conoscenza dei più recenti studi zoologici, primatologici e antropologici.

La circumnavigazione del globo

 

"Ho quasi 51 anni. Ebbene: se non avessi vincoli di famiglia lascerei la mia apparentemente bella posizione e con essa la pavida Europa per la vergine natura delle savane e delle selve tropicali, la natura sverginata dei nostri paesi movendomi a nausea"

Così scriveva Filippo De Filippi all'amico e medico Andrea Verga poco prima di realizzare questo sogno.

Nel 1865, il governo italiano deliberò infatti una missione diplomatica in estremo oriente e una spedizione scientifica. A questo scopo, invitò lo zoologo a partecipare alla prima circumnavigazione del globo del Regno d’Italia.

L'otto novembre dello stesso anno, assieme al giovane Enrico Hillyer Giglioli, da lui scelto come assistente, e al preparatore trentino Clemente Biasi, a bordo della nave Regina, De Filippi lasciò Napoli devastata dal colera per raggiungere la pirocorvetta Magenta.

Il 2 febbraio 1866, a Montevideo aveva inizio l'ultima avventura del grande naturalista italiano.

Le tappe principali del viaggio furono quelle in Giappone e Cina dove vennero firmati importanti trattati con i governi dei due paesi.

Arrivato a Hong Kong, De Filippi fu colpito da una gravissima malattia, si trattò probabilmente di un'epatite, che gli impedì di rientrare in patria.

Il 9 febbraio 1867 il noto zooologo e naturalista morì all'età di 53 anni, lasciando nelle mani dell'amico Enrico Giglioli, allora ventenne, le sorti della spedizione scientifica della Magenta.

La sua salma fu infine rimpatriata nel 1879 e tumulata nel cimitero di Pisa.

Segue: Vittorio Arminjon

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