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La natura nei simboli del Natale

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La natura nei simboli del Natale

Il Natale rappresenta per il mondo della cristianità il momento più emblematico dell'anno, ed è per questo la festa maggiormente condivisa e partecipata della comunità.

La celebrazione della Natività, oltre al suo significato strettamente religioso, include moltissimi altri aspetti folcloristici, distintivi delle tradizioni nazionali e locali, legati alla ritualità unica di questa ricorrenza.

Con l'affermarsi però della globalizzazione sociale ed economica, le differenze nella rappresentazione del Natale sono sfumate verso modelli di "consumo" standardizzati, a Helsinki come a New York.
Nel corso dei secoli molti simboli sono spariti o cambiati, altri sono giunti a noi reinterpretati dal gusto attuale.

Oro, incenso e mirra

Resiste il presepe con il corredo di animali e figurine, al centro il bambin Gesù su cui posano lo sguardo protettivo la Madonna e San Giuseppe. Partecipano all'adorazione i tre Re Magi, giunti da lontano con un bagaglio di doni preziosi e significativi: portano oro, il metallo da sempre destinato ai Re, incenso, a testimonianza della natura divina di quel bambino, mirra, usata nelle civiltà orientali nel culto dei morti, giacché Gesù, il figlio di Dio, è anche uomo, e come tale è un essere mortale.

Abete rosso, agrifoglio e vischio

Se il primo presepe all'aperto lo si fa risalire a San Francesco, la tradizione dell'albero, quest'ultimo di per sé simbolo della vita, è altrettanto antica, e ne troviamo diffuse testimonianze in tutto il mondo e in tutte le epoche.
Per gli egizi l'abete rappresentava la nascita del dio di Biblo, per i Greci era emblema di rinascita, i celti e gli antichi romani decoravano le abitazioni con i suoi rami e quelli di vischio, per celebrare l'arrivo del solstizio d'inverno, i vichingi invece lo addobbavano, attribuendo a questo sempreverde, che manteneva le foglie anche durante gli inverni più gelidi, poteri magici.

Col tempo la consuetudine dell'albero si affermò anche nelle comunità cristiane, ma al posto dell'abete si preferiva l'agrifoglio che con i suoi aculei e le bacche rosse rimandava all'iconografia del Cristo coronato di spine, dal volto insanguinato.

La tradizione dell'albero di Natale

La tradizione dell'albero di Natale, inizialmente vissuta solo nei luoghi pubblici, a partire dal XVII secolo entrò a far parte del rituale domestico in tutta Europa.
Fu la regina Margherita la prima in Italia a farne addobbare uno nella sua residenza al Quirinale.
Da allora la moda dell'albero si è diffusa rapidamente fino a diventare quello che oggi è il simbolo natalizio per eccellenza, assieme a Babbo Natale.
Ma questa è un'altra storia.

Quell'uomo dall'aria bonaria, barbuto e cicciottello, lo sanno bene i bimbi di tutto il mondo, viene dal Polo Nord, ma la sua leggenda ha origine lontanissime.
In principio era san Nicola, un greco nato intorno al 280 d.C., fiero difensore della fede cristiana e per questo perseguitato e imprigionato per lunghi anni. Dopo la morte, la sua figura divenne popolarissima, grazie soprattutto agli innumerevoli miracoli che gli furono attribuiti, a beneficio di numerosi giovani e bambini di cui divenne anche il patrono.

A san Nicola vennero però riconosciute alcune altre caratteristiche appartenenti a divinità pagane del vecchio continente, tra cui quella di poter volare.
Per molti secoli il culto di questo santo, e con esso la consuetudine di fare regali ai bambini, si continuò a celebrare il 6 dicembre, data a cui si fa risalire la sua morte.

La Riforma protestante tuttavia abolì in gran parte dell'Europa del nord il culto dei santi, creando con ciò un problema di non poco conto: quando e chi avrebbe portato i doni ai piccini?
A questo scopo, soprattutto nel mondo germanico, nacquero creature a metà tra il folletto e il demone che si propagarono anche nel Nuovo Mondo. Fu proprio da lì che, attraverso la loro evoluzione, prese forma l'allegro omone in slitta.

Nei primi decenni dell'Ottocento il Natale diventa la festa di famiglia che conosciamo e ritorna in parte la leggenda di San Nicola che passa sopra ai tetti, su un carro volante, per portare i regali ai bambini buoni.

La renna

Successivamente, nel libretto "The Children's Friend" (1821) compare per la prima volta Santa Claus, una figura legata alla festività natalizia ma senza alcuna valenza religiosa, che viaggia su un carro trainato da una sola renna.
Poi, con la poesia "A Visit From St. Nicholas" (1823) di Clement Clark Moore, il carro si trasforma in slitta, le renne diventano otto e hanno un nome: Dasher, Dancer, Prancer, Vixen, Comet, Cupid, Dunder e Blixem.
Infine, saranno i disegni dell'illustratore Thomas Nast, pubblicate nel 1863 su Harper's Weekly, ad attribuire a Santa Claus le fattezze moderne.
Babbo Natale, come lo chiamiamo in Italia, è un uomo dal pancione prominente, indossa un abito rosso bordato di pelliccia bianca e ogni anno parte da Rovaniemi, il capoluogo della Lapponia, con una slitta carica di doni.

Nel 1939, Robert May, in un suo racconto per bambini, alle altre esistenti aggiunse una nona renna, Rudolph, the red-nosed reindeer, che con il suo naso rosso e luminoso rischiara i sentieri nel buio della notte.