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Bianco camouflage

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Bianco camouflage

Mimetismo stagionale

Perché alcune specie della fauna selvatica a partire dall'autunno si vestono di bianco?

Contrariamente a quello umano, il mondo animale è estraneo ai condizionamenti di mode e costumi, perciò la spiegazione và cercata nel corso della sua storia evolutiva che include una grande varietà di adattamenti morfologici e fisiologici a climi e ambienti ostili, aumentandone le possibilità di sopravvivenza.

Uno di questi è il mimetismo stagionale. Alcuni animali possiedono infatti due "abiti": il primo è in armonia con la palette cromatica estiva, il secondo, quello invernale, è semplicemente bianco.

In tal modo, a seconda del periodo dell'anno, cambiando tinta e consistenza del proprio mantello, queste specie si mimetizzano con l'ambiente circostante, fino a diventare quasi invisibili agli occhi dei loro naturali nemici: i predatori. Fra quelli che si possono trovare nell'arco alpino, ne citiamo tre: l'ermellino (Mustela erminea), la pernice bianca (Lagopus mutus) e la lepre variabile (Lepus timidus).

Cambiamenti climatici

Il cambiamento climatico degli ultimi decenni ha però ridotto drasticamente il numero di nevicate, e quella soffice coltre che uniformava i colori del paesaggio lascia ora il posto a toni bruni sui quali risaltano pericolosamente le sagome luminose di questi artisti del camouflage, rendendoli particolarmente esposti e vulnerabili.

Un altro aspetto legato all'innalzamento delle temperatuire è l'erosione di habitat.
Vaste zone di tundra, ad esempio, sono state lentamente sostituite dalla foresta boreale, sottraendo vitali risorse alle specie che ci vivono normalmente e permettendo invece ad altre di sconfinare in questi luoghi.
E' il caso della volpe rossa (Vulpes vulpes), ormai presente in aree più settentrionali rispetto al suo ambiente naturale; in questo modo aumentano le probabilità di contatto con la volpe artica (Alopex lagopus),  meno abile nella caccia, oltre che sua possibile preda.

Con l'arrivo dell'inverno e del freddo, il cibo per i selvatici inizia a scarseggiare e con questo anche le energie; gli spostamenti per procacciarselo si fanno difficoltosi e la possibilità che vengano individuati dai predatori aumenta. Essere del colore sbagliato, per loro può dunque risultare fatale.

Cosa dicono gli studiosi

Un gruppo di studiosi dell'Accademia delle scienze polacca, monitorando il caso della donnola bianca (Mustela nivalis), ha rilevato che in dieci anni, tra il 1997 e il 2007, i giorni di innevamento della foresta di Bialowieza si sono dimezzati.

Naturalmente il problema non riguarda solo la donnola, ma coinvolge anche altri piccoli mammiferi e uccelli dal pelo bianco che vivono in territori dove la copertura nevosa è sempre più ridotta, trasformandoli in facili vittime di volpi e rapaci.

La muta è legata tuttavia a fattori diversi, che prescindono dalle precipitazioni nevose.

Così, per la lepre scarpa da neve (Lepus americanus), ad esempio, il cambiamento della colorazione del mantello è in relazione alla quantità di luce registrata nel corso della giornata.

Per le pernici bianche il colore chiaro è invece un richiamo sessuale che permane fino al momento dell'accoppiamento, dopo di che "trovano una pozza di fango o delle feci e ci si rotolano dentro fino a diventare marroni".

A raccontarlo è il naturalista Scott Mills che, assieme ad altri scienziati della University of Montana, ha condotto uno studio su 60 specie, in 21 paesi, recentemente pubblicato su Science.

L'adattamento della fauna ai cambiamenti climatici richiede tempi lunghi, sicuramente ben più di quelli dettati dal riscaldamento globale che invece è in rapida evoluzione. Perciò, intervenendo su questo aspetto, Mills ipotizza che: "Le stesse forze selettive che hanno portato al mutamento invernale da marrone a bianco potrebbero diventare uno strumento di conservazione".

Possibili Soluzioni

Il gruppo di ricercatori americano ha individuato degli hot spot  in cui mettere in connessione popolazioni numerose di animali che d'inverno restano marroni con quelle che diventano bianche, permettendo loro di "diffondere i geni del più protettivo mantello scuro alle popolazioni confinanti che lo mutano in bianco, aiutandole ad adattarsi mano a mano che la copertura nevosa diventa meno frequente".

I nemici della fauna selvatica non sono però soltanto i predatori; perciò è opportuno ricordare che anche l'uomo con il suo comportamento scorretto, pure quando è dettato da innocua curiosità e amore per la natura, può facilmente alterare il fragile equilibrio tra animale e habitat, fino a metterne a rischio la sopravvivenza, soprattutto nella stagione più delicata dell'anno, cioè l'inverno.