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Un anello è per sempre

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Un anello è per sempre

Le migrazioni e le teorie di Aristotele

Sin dalle sue origini, l’uomo ha avuto grande curiosità per le migrazioni degli uccelli, senza mai smettere di osservarli, nella speranza di dare una risposta alla loro sparizione dai dintorni di casa, per molti mesi all’anno, dopo averli avuti come vicini nella primavera e l’estate.
Gli antichi greci pensavano fosse addirittura la Luna la loro meta invernale, mentre altre culture propendevano per una mutazione stagionale che trasformava i volatili in rami secchi, restituendone le originali sembianza solo in primavera.

Aristotele fu forse il primo a descrivere il fenomeno, sviluppando una fantasiosa quanto improbabile teoria che, suo malgrado, ha attraversato i secoli prima che altri studi, relativamente recenti, ne mettessero in discussione l’evidenza scientifica. Nel suo Historia animalium, il filosofo greco parla di “trasmutazione” delle rondini in anfibi, cercando così di fornire una spiegazione a quei misteriosi e improvvisi raduni di migliaia di individui nei canneti lacustri.

L'oca lombardella

Alla fine dell’Ottocento accade però qualcosa che segnerà l’inizio di un nuovo corso.
L’aneddoto dell’oca lombardella, fuggita da una collezione privata in Danimarca nel 1806 e abbattuta alcuni anni dopo in Polonia nel 1835, identificata grazie all’anello che portava al collo, fece scattare nell’appassionato ornitologo danese Hans Christian Mortensen un’intuizione determinante.

Si racconta che lo studioso, catturati due storni nel suo giardino, li abbia marcati entrambi con un anellino di zinco su cui aveva inciso località e data: “Viborg 1890”.
E’ proprio a questo episodio che si può far risalire l’uso dell’inanellamento a scopo scientifico, utilizzato ancora oggi.

Mortensen, il signore degli anelli

Per lunghissimo tempo l’ornitologo scandinavo non ottenne gli esiti sperati; perciò, giorno dopo giorno, affinò il metodo replicandolo su un numero sempre maggiore di esemplari, fino a quando, dieci anni più tardi, giunse il primo successo che dimostrava la validità di una tecnica che si sarebbe presto diffusa e affermata in tutto il mondo.
In Italia arrivò nel 1929, ad opera del naturalista e zoologo bolognese Alessandro Ghigi, uno dei fondatori della Rivista Italiana di Ornitologia.

E’ l’anno1900: confortato dai risultati ottenuti, Mortensen comincia ad applicare a cicogne, aironi, gabbiani quella stessa metodologia, fino a oltre seimila uccelli di trentatré diverse specie.
Naturalmente, da allora si sono compiuti molti altri passi in avanti: i marcatori vengono costruiti con materiali più leggeri e le dimensioni sono differenziate.
Le tecniche di inanellamento e cattura sono modulate sulle singole specie e sui loro habitat, per ridurre al minimo lo stress sugli animali.

I segreti delle migrazioni

A partire dal 1963 sarà l’EURING, The European Union for Bird Ringing, fondata a Parigi, a coordinare e standardizzare le attività di studio e ricerca, e far convergere in un unico, straordinario database milioni di informazioni per approfondire la conoscenza di etologia, ecologia e fisiologia delle specie catturate.
Da oltre cinquant’anni, questo ente custodisce ed elabora i dati raccolti nelle diverse fasi di lavoro: dal riconoscimento della specie per decidere le dimensioni degli anelli, alle misurazioni biometriche standard per stabilire, attraverso l’accumulo di grasso e lo sviluppo dei muscoli pettorali, lo stato di salute dei singoli individui, mentre età e sesso vengono desunti dall’esame del piumaggio.

Il progresso tecnologico ha messo in campo nuovi e più sofisticati mezzi come i GPS. Questi strumenti, alimentati da pannelli solari e applicati agli animali con una sorta di zainetto, sono estremamente precisi ed efficaci, tuttavia non rappresentano ancora un’alternativa all’inanellamento, sia per il peso eccessivo, nel caso delle specie più piccole, sia per il costo elevato.

Per queste ragioni, da Mortensen a oggi, l’inanellamento si conferma la tecnica più utilizzata per ricostruire le rotte e le strategie migratorie degli uccelli, individuare le aree di sosta e di alimentazione, fornendo indicazioni essenziali per la creazione di parchi e aree protette. Il monitoraggio costante ha permesso inoltre di raccogliere preziose informazioni sui cicli riproduttivi, i tassi di sopravvivenza, i record di volo e di longevità.

Wisdom, una vita da primato

Forse qualcuno ricorda il caso di un esemplare femmina di albatro di Laysan, nota alle cronache come l'uccello selvatico più vecchio e prolifico al mondo.
A dicembre 2018, Wisdom, questo il suo nome, tornata al porto di origine sull'Atollo di Midway, nell’oceano Pacifico a nord-ovest delle Hawaii, depone un uovo diventando ancora una volta mamma, all’età di sessantasette anni. Un primato assoluto per un uccello la cui vita media è di cinquant’anni.

Le rondini in pericolo

Ma non tutti hanno la vitalità di Wisdom, anzi, gli attuali studi riferiscono di una forte diminuzione delle popolazioni di uccelli migratori, si parla di centinaia di specie classificate, solo negli ultimi anni, come globalmente minacciate.

Le ragioni più plausibili sono il degrado e la perdita dell’habitat, l’agricoltura intensiva, l’uccisione e la cattura illegale dei volatili. Le rondini, considerate da noi simbolo della migrazione stessa, stanno diminuendo a ritmo costante.
Questa specie che ad ogni primavera nidifica in Europa, ripopolando allegramente i nostri cieli, da metà ottobre a metà marzo trascorre in Africa la stagione fredda.
Purtroppo, in seguito ai pesanti cambiamenti climatici e all’innalzamento delle temperature, il deserto del Sahara avanza verso sud.

Così, per le rondini e per numerose altre specie di volatili, la meta invernale diventa sempre più impegnativa da raggiungere.
La migrazione stagionale attraverso territori ostili come quelli desertici, la scarsità di cibo e di acqua, il consumo di energie preziose per la sopravvivenza, trasformano i viaggi di questi uccelli in una prova troppo impegnativa che, non di rado, per alcuni risulterà fatale.

I record

Ogni uccello segue una propria rotta migratoria, a velocità e altezze assai diverse, a seconda della specie.
Ecco alcuni record: gli uccelli migratori viaggiano normalmente al di sotto dei seicento metri di altezza, mentre altri possono superare gli ottomila metri, intercettando talvolta gli aerei di linea. Alcuni riescono a coprire fino a tremila chilometri in un solo giorno. Il record della lunghezza del viaggio va però alla sterna artica che, dalle coste atlantiche dell'Europa all'Antartide e ritorno, può arrivare a coprire oltre ventiduemila chilometri.