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Nido, dolce nido

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Nido, dolce nido

La primavera è il momento migliore per godere del risveglio della natura.

Lo sanno bene i birdwatcher che, in questa stagione, possono osservare il frenetico andirivieni degli uccelli finalizzato a un sorprendente programma di costruzione, mentre trasportano nel becco ogni genere di materiale.

Tempo di riproduzione

Per molte specie è tempo di riproduzione e i maschi iniziano i richiami d'accoppiamento. Fa parte del corteggiamento dedicarsi al nido in cui deporre le uova, al riparo dalle avversità climatiche e dai predatori.

L'uccello giardiniere e l'uccello pergolato, tipici dell'Australia e della Nuova Guinea, creano a scopo esclusivamente seduttivo eleganti costruzioni, decorate da oggetti colorati, fiori e gusci di chiocciole.
Dopo l'accoppiamento la femmina costruisce un nido assai più semplice, mentre il maschio si prepara a una nuova conquista.

A parte qualche rara eccezione, per gli esemplari adulti il nido non rappresenta la "casa", bensì un rifugio temporaneo dove deporre le uova e crescere i piccoli in condizioni ottimali.

Il rituale della sua costruzione si rinnova ogni anno, anche se non mancano gli uccelli, soprattutto di taglia più grande, che utilizzano lo stesso per più stagioni, avendo cura di fare un po' di manutenzione.

Bio-architetture

Queste straordinarie bio-architetture appartengono a tipologie molto diverse tra loro: da quella "a sacco" del pendolino, alla più classica "a cestello" delle rondini, incluse tante altre ingegnose varianti.

La scelta del posto non è scontata e i rami degli alberi sono solo una delle numerose location. Si possono trovare nidi praticamente ovunque: in mezzo a cespugli e fronde riparate, dentro a stagni e laghi sommersi da vegetazione acquatica, nelle cavità naturali dei tronchi, nei crepacci rocciosi o sulle pareti sabbiose. Ma anche in ambienti domestici o dentro a qualche oggetto abbandonato dall'uomo.

E se il merlo acquaiolo nasconde il proprio nido fra gli spruzzi delle cataratte di fiumi e torrenti o addirittura dietro, da dover attraversare le piccole cascate d'acqua per raggiungerlo, l'aquila di mare nidifica sulle impervie scogliere o su alberi a un'altezza tale da poter osservare e controllare il territorio.

Stile e sicurezza

Una cosa è certa, perché un nido possa dirsi sicuro, deve soprattutto essere difficile da individuare e da raggiungere, meglio se camuffato nell'ambiente circostante. Stessa regola vale per le uova che, per ragioni simili, assumono spesso colorazioni mimetiche.

Foglie, piume, paglia, erba, muschio, argilla, consolidati da fango o saiva impiegati come legante, non sono gli unici materiali. Intrecciati ai piccoli rami, non è raro trovare nei nidi strisce di tessuto, pezzetti di carta, plastica e alluminio che contribuiscono a creare uno stile composito dall'estetica discutibile, ma che rispondono a requisiti essenziali di solidità, durevolezza e comfort.

Se le materie impiegate per la costruzione possono essere di fortuna, le forme dei nidi non sono affidate al caso e rispondono a criteri precisi che raccono molto della storia evolutiva delle singole specie.

Ma non tutti i volatili sono interessati a un ricovero per le uova, non lo è il falco pellegrino che le depone su rupi scoscese, né il pinguino imperatore che adagia il suo unico uovo sulla neve dove lo cova per mesi, mentre la sterna bianca ne affida le sorti al nudo ramo di un albero.

Il nido del cuculo

E poi ci sono gli uccelli parassiti. L'esempio più noto è forse quello del cuculo. La femmina, una volta individuato il nido di suo gradimento, vi depone un proprio uovo sostituendolo a uno degli altri già presenti, e poiché quello del cuculo si schiude prima di quello della specie ospitante, in genere un passeriforme, il pulcino appena nato sa, istintivamente, che per sopravvivere dovrà sbarazzarsi delle altre uova. La coppia adottiva non si accorge dell'inganno e, nonostante le dimensioni raggiunte da quel volatile, continua a nutrirlo e a prendersene cura come fosse il proprio.

A ognuno il suo

Viceversa, ci sono uccelli specializzati in costruzioni davvero sorprendenti. Quella del pendolino si presenta a forma di fiasco con l'apertura rivolta verso il basso, sospesa a un ramo. A lavoro ultimato, il maschio scava un'apertura laterale che immette in un corridoio a pareti elastiche che si richiudono dopo il suo passaggio, impedendo l'ingresso ai predatori.

Un'altra struttura complessa è quello dell'uccello tessitore. Dopo aver intrecciato lunghe strisce di foglie di palma, le attacca alle estremità dei rami, fino a ottenere una camera sferica che termina in un cunicolo d'entrata rivolto verso il basso, per rendere la vita difficile ai serpenti, loro temibili e naturali nemici.

Anche il canarino selvatico del Capo, assai diffidente, preferisce contare su una porta che può chiudere una volta uscito. Poi ne aggiunge una seconda a fondo cieco, ovvero una falsa entrata posta al di sotto della prima, allo scopo di ingannare i predatori.

Il tuffetto comune, diffuso anche in Italia, ha un nido-zattera fatto di ramoscelli e sommerso da vegetazione acquatica.

La folaga cornuta è senz'altro un soggetto esigente. La coppia, dopo aver individuato un punto del lago o della palude con acque poco profonde, inizia a lavorare, trasportando più di una tonnellata di ciottoli dalla riva, a quella che sarà la sua isola-nido privata.

I picchi rossi maggiori sono carpentieri instancabili. Con i loro becchi a scalpello costruiscono il piccolo nido nei tronchi, scavando per un paio di settimane delle gallerie, prima in orizzontale e poi in verticale. La femmina potrà infine deporre le uova su un morbido materasso di trucioli di legno.

Assai sofisticata è la struttura a nido del passero repubblicano. Attaccato ad alberi o a pali, questo grande condominio è costituito da moltissimi vani. Le oltre cento coppie di residenti vivono come in una comune, tutte ugualmente coinvolte nelle fasi di costruzione e riparazione del nido, nei turni di guardia e sorveglianza e, naturalmente, tutte favorevoli all'accoglienza di altre specie.

Un riconoscimento alla sobrietà va all'uccello sarto che, munito del solo becco e di un filo di seta, buca i bordi di una larga foglia e li cuce insieme. Il nido è fatto e il suo mimetismo è perfetto.

L'incubatrice

La protezione dal freddo è un'altra delle funzioni principali del nido, tanto che per alcuni uccelli australiani non è nient'altro che una sorta di camera d'incubazione, fatta di terra mista a vegetali. All'interno di questo cumulo le uova rimangono riparate fino alla schiusa a una temperatura di 33°C, ottenuta grazie ai processi di decomposizione dei vegetali umidi.

Non di terra ma di sabbia ha bisogno il fagiano australiano, impegnato per undici mesi all'anno nella costruzione e sorveglianza della sua camera incubatrice e nel mantenimento costante della temperatura delle uova. Per raggiungere questo obiettivo, è costretto a modificare lo spessore della sabbia che le ricopre, ammassandola o allontanandola, a seconda delle fluttuazioni di calore.

Perfezione ispiratrice

In molti casi i nidi sono autentici capolavori di ingegneria ai quali l'uomo si è ispirato per la progettazione di case e di edifici pubblici. L'ultimo esempio famoso è lo stadio nazionale di Pechino, inaugurato in occasione delle XXIX Olimpiadi del 2008. Il progetto fu affidato agli architetti svizzeri Jacques Herzog e Pierre de Meuron, con la collaborazione di ArupSport, del China Architecture Design & Research Group e dell'artista contemporaneo Ai Weiwei.  Soprannominato "nido d'uccello" per la sua forma, lo stadio di Pechino è la più grande struttura in acciaio del mondo.