Chiudi

Wunderkammer

Informazioni:

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Wunderkammer

Il collezionismo è comune a tutte le civiltà antiche: dall’età del rame fino all’ellenismo, e i corredi funerari ne sono forse l’esempio più remoto, una testimonianza dell’inestinguibile necessità dell’uomo di rappresentare sé stesso, la propria cultura e restituire una figurazione del mondo, attraverso il possesso e l’accumulo di oggetti.

Nei templi Greci trovavano posto piccoli edifici dedicati alle Muse chiamati “Museion” nei quali venivano raccolte statue, oreficerie e manufatti vari donati dai pellegrini, mentre nelle città romane si potevano ammirare raccolte pubbliche, il più delle volte costituite da bottini e trofei di guerra.

L'universo in una stanza

Quell'attività collezionistica tuttavia, oltre ad avere una lettura antropologica, era spesso il risultato casuale della semplice volontà dell’uomo di accumulare, per puro piacere estetico ma anche per arricchire la propria conoscenza.

L’aspirazione umana a “ricostruire l’universo in una stanza”, come scrive Adalgisa Lugli nel suo libro “Naturalia et Mirabilia” (Mazzotta 1983), attraverso la raccolta di materiali bizzarri ed esotici, rarità naturali e artistiche insieme, dà un forte impulso alla nascita e alla proliferazione nell’Europa del Cinque e Seicento delle Wunderkammer, le stanze delle meraviglie o gabinetti delle curiosità, veri e propri precorritori dei moderni musei di scienze naturali.

Naturalia, exotica o artificialia?

Sin dal XVI secolo, questi luoghi erano pensati per la conservazione di naturalia, exotica e artificialia, raccolte non specialistiche e disomogenee di uccelli, mammiferi, pesci, insetti e rettili, organi, scheletri e teschi umani, resti fossili e tesori delle viscere della terra, noci pescate in mare e credute glutei fossilizzati di giovani sirene, coralli, crostacei, creature mostruose e bizzarrie della natura, ampolle e vasetti di campioni biologici, dipinti su pietre dure, reliquie religiose, antichi cocci, feticci esotici, miniature, strumenti scientifici.

Ogni sorta di oggetti stipati in vetrine e scaffali, appesi a pareti e soffitti, provenienti da esplorazioni e viaggi in tutto il mondo, scelti per lo più senza un particolare scopo, se non quello di destare autentico stupore nell’osservatore e nel contempo accrescere il prestigio dei collezionisti: regnanti o nobili, ma anche studiosi o semplici appassionati.

Ancora oggi possiamo ammirare questi luoghi riprodotti in alcuni voluminosi e spettacolari cataloghi.

Dell'Historia Naturale

La prima attestazione di un gabinetto delle curiosità ci arriva dall’antica xilografia contenuta nel volume Dell'Historia Naturale di Ferrante Imperato del 1599, una preziosa fonte per ricostruire il celebre museo di storia naturale che lo studioso si era formato come base per le proprie ricerche nella sua abitazione, il Palazzo Gravina di Napoli.

La grande tavola ripiegata a corredo dell’opera è un modello esemplare di horror vacui  tardo-cinqucentesco.

All’interno di una prospettiva centrale, sono raffigurati due uomini nell’atto di mostrare a dei notabili le meraviglie della sala.

Si scorgono tre pareti di cui due occupate da pesanti scaffalature, mentre il soffitto è ricoperto fittamente di animali imbalsamati che, appartenendo quasi tutti all’habitat acquatico, ribaltano la naturale disposizione degli elementi, come confermano gli uccelli impagliati che intervallano invece i mobili sottostanti.

Le raccolte enciclopediche italiane

Dell’Italia dobbiamo ricordare diversi altri luoghi celebri: il museo di Francesco Calzolari a Verona, una collezione di piante, minerali e insetti; le raccolte enciclopediche di mirabilia naturali e artificiali del marchese Ferdinando Cospi e di Ulisse Aldrovandi a Bologna, il Musaeum Septalianum di storia delle scienze con varie curiosità del canonico Manfredo Settala a Milano, il museo allestito a metà del Seicento nel Collegio Romano da Athanasius Kircher, l’erudito gesuita tedesco affascinato dai vulcani, dai draghi e dalle maree: “più famoso per i suoi errori scientifici che non per le sue scoperte più o meno attendibili.”, parola di Umberto Eco, che pure era un suo fervido ammiratore.

I Savoia realizzarono una Wunderkammer nella galleria tra Palazzo Madama e Palazzo Reale, che oggi non esiste più, voluta da Carlo Emanuele I nel 1607.

Tutti pazzi per la Wunderkammer

Naturalmente anche il nord Europa aveva realtà di grande prestigio, il Museum Wormianum di Copenaghen del chirurgo e studioso Ole Worm, contenente piante, animali, pietre, minerali e fossili, manufatti nativi raccolti nel Nuovo Mondo, il Museum Wildeanum di Jacob de Wilde ad Amsterdam con una raccolte di medaglie, monete, statuette antiche e strumenti scientifici, e ancora quello di rarità e naturalia di Vincent Levin ad Haarlem.

A Ole Worm è legata inoltre una nota curiosa: il medico danese era infatti il proprietario di un animale piuttosto insolito, l’alca impenne, ora estinta. La sua illustrazione è l'unica conosciuta di un esemplare vivo della specie.

Sotto l’incantesimo della scienza degli esordi, la Wunderkammer diventa sempre più popolare.

Nella seconda metà del XVI secolo il collezionismo non è più solo appannaggio di pochi facoltosi: anatomisti dilettanti e professionisti, medici, speziali e studiosi, sono desiderosi di mostrare a un pubblico affamato di conoscenza, le loro raccolte nelle quali prevalgono i reperti naturali.

L’approccio pre-scientifico dell’epoca, per lo più estraneo al criterio di catalogazione e sistematizzazione delle raccolte, farà sì che la maggior parte di questi luoghi affascinanti rimanga ancora per lungo tempo mero spazio ostensivo di collezioni eclettiche e raccogliticce.

Ogni cosa è illuminata

Con l'Età dei Lumi sopraggiunge il declino, la dispersione e la vendita delle Wunderkammer, in cambio arriva una nuova visione di museo, più vicina a quelli moderni di scienze naturali: da una distribuzione caotica degli oggetti si passa all'esposizione sistematica, secondo l'identità e le differenze morfologiche.

Gli esemplari sono riconosciuti attraverso nomi di generi e specie che non lasciano più spazio a dubbi.

Nel secolo della ragione, sapiente e illuminato, l’incanto di alcuni oggetti svanisce inesorabilmente, i “corni di unicorno” tornano a essere semplici denti di narvalo e le noci pescate in mare perderanno per sempre lo charme incomparabile dei “glutei delle sirene”.