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Un sonno bestiale

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Un sonno bestiale

Con l’arrivo dell’inverno e il crollo delle temperature, l’uomo modifica abitudini e stile di vita: trascorre più tempo in luoghi caldi e chiusi, consuma alimenti più grassi, si veste con indumenti adatti alla stagione.

Anche gli animali selvatici, pur non godendo degli stessi lussi e opportunità, ricorrono a strategie assai ingegnose per affrontare il freddo e la scarsità di cibo, sempre più difficile e rischioso da reperire.
Senza un riparo sicuro e confortevole e adeguate scorte alimentari, molte specie non riuscirebbero a sopravvivere, fatta eccezione per quelle migratorie, disposte a intraprendere viaggi lunghi e stremanti pur di raggiungere mete più calde.

Alcuni ungulati e predatori, orsi, lupi e volpi, possono contare su un efficace infoltimento del pelo o sul cambio di livrea, come avviene a ermellini e lepri, per mimetizzarsi con l’ambiente innevato e sfuggire ai predatori.

Bello grasso

Più numerose sono invece le specie che hanno come unico ma prezioso alleato il letargo, totale o parziale che sia, o l’ibernazione, dal latino hibernare, ovvero “ritirarsi per svernare”.

A partire dal diciassettesimo secolo, il termine viene usato per indicare lo stato dormiente delle uova degli insetti e delle piante. Solo successivamente fu esteso agli altri animali, per accennare a quella peculiare condizione fisica di torpore indotta da una depressione del metabolismo.

L'animale entra in uno stato di quiescenza che determina uno straordinario cambiamento fisiologico in cui le funzioni vitali sono ridotte al minimo: la pressione del sangue cala drasticamente e la frequenza cardiaca diminuisce a pochi battiti al minuto. Il respiro si fa lento e irregolare, pressoché impercettibile, la temperatura corporea scende di molti gradi, fino quasi al congelamento, allineandosi spesso a quella della tana, vale a dire in media tra i 5 e 10 gradi.
Un animale entrato in stato di ibernazione può passare giorni o anche settimane senza svegliarsi per bere, mangiare o sgranchirsi le zampe.
Perciò è fondamentale prepararsi durante l'estate e l'autunno: accumulare grasso e provviste da consumare poco alla volta.

Letargo personalizzato

Si è già detto che per molti mammiferi, ma anche rettili, anfibi, insetti e persino qualche uccello, l’ibernazione è il solo modo per affrontare i rigori della stagione invernale (o del caldo eccessivo che attiva una stato simile chiamato estivazione), consumando le riserve adipose immagazzinate in estate.
Se il piccolo riccio deve rimpinzarsi di cibo molto nutriente, considerato che prima della fine del letargo perderà il quindici per cento del suo peso, ben altre riserve di grasso reclama la sopravvivenza dell’orso.

Al pari degli uccelli, ogni autunno si alzano in cielo giganteschi sciami colorati di farfalle monarca per compiere un viaggio lungo cinquemila chilometri da nord verso sud, California o Messico, dove cadono esauste in una sorta di letargo, che si concluderà solo a febbraio inoltrato.

Dunque ciascuna specie declina il letargo in base alle proprie caratteristiche, cominciando a lavorarci già in estate.

Il giorno della marmotta

La marmotta delle Alpi - ma anche le cugine d’oltreoceano - a partire da settembre inizia a sistemare il rifugio per renderlo quanto più confortevole, riaprendo e foderando di fieno le vecchie tane dove trascorre con il resto della famiglia un periodo di sonno che può durare sei mesi, interrotto soltanto dalle necessità fisiologiche.

Tutti gli anni, il 2 febbraio, Stati Uniti e Canada celebrano il Giorno della Marmotta (Groundhog Day), una ricorrenza le cui radici risalgono ai primi coloni di origine tedesca. La tradizione vuole che, a seconda del comportamento osservato nella marmotta, esattamente quel giorno, si possono fare previsioni sul protrarsi dell’inverno o, viceversa, sull’arrivo della primavera.

Il nocciolino, il tasso e lo scoiattolo

Il moscardino, conosciuto anche col nome di nocciolino per via del frutto di cui è molto ghiotto, è diffuso in Asia ed Europa.
Per prepararsi al torpore invernale, ancor più che all’ibernazione, il piccolo roditore fa una grande scorta di energia. Sospesa la sua abituale dieta vegetariana, a favore di una più proteica a base di larve, il suo peso passa dai 17 ai 27 grammi.
Tra i cespugli dei boschi, costruisce un nido accogliente fatto di erba, muschio, cortecce e foglie che fungono da cuscinetto termico isolante. Qui passerà l’inverno, acciambellato su sé stesso per limitare al massimo la dispersione del calore.

Assai più complessa è la tana del tasso, costituita da profonde gallerie sotterranee disposte su più piani, così solida da ospitare negli anni diverse generazioni della stessa famiglia. In queste confortevoli abitazioni, il tasso trascorre la gran parte della propria vita, dormendo per molte settimane di fila nella stagione invernale e attingendo alle riserve di grasso.

Prima dell’arrivo del freddo, anche lo scoiattolo organizza grandi scorte alimentari che immagazzina in numerosi depositi sottoterra, avendo cura di lasciarne qualcuno vuoto come piano antifurto. Al riparo di comodi nidi ricavati all'interno dei tronchi, rimane per tutto l'inverno in uno stato di dormiveglia, interrotto soltanto dalle uscite notturne per raggiungere il cibo.
Il suo fiuto fuori del comune gli permette di localizzare con precisione sorprendente i depositi, tanto che lo scoiattolo rosso americano riesce a individuarli anche sotto quattro metri di neve.

Il re dei dormiglioni

Il primato della durata del letargo se lo contendono invece la marmotta dell’Alaska e lo scoiattolo artico, con un periodo che si protrae per 8-9 mesi l’anno.

Non saranno dunque i 6-7 mesi del ghiro a fare di quest’ultimo il re dei dormiglioni.
Quello che ha contribuito alla sua immeritata fama è probabilmente il fatto che il piccolo mammifero si muove prevalentemente di notte, mentre di giorno si abbandona a un sonno pesante e rumoroso, fischiando e russando, appunto come un ghiro.

Bello dormire insieme

Nella classifica degli animali più impopolari, almeno per la cultura occidentale, i pipistrelli occupano un posto d’onore. Sono gli unici mammiferi in grado di volare, orientandosi anche al buio e senza far rumore e, non bastasse, hanno una misteriosa comunicazione basata sugli ultrasuoni.
Tali peculiarità hanno alimentato per secoli superstizioni e credenze che legano queste creature crepuscolari all’universo delle tenebre, i cui significati simbolici conducono a forze arcane e magiche.

Da un punto di vista scientifico, i pipistrelli sono estremamente interessanti e anche la loro modalità riproduttiva è assai singolare.
Tra settembre e novembre questi mammiferi si accoppiano e dal quel momento, fino alla fine del letargo, le femmine custodiscono lo sperma all'interno dell’utero. Solo al risveglio avrà inizio l'ovulazione e la fecondazione, poi le femmine si riuniscono in gruppo in un luogo appartato dove partoriscono il loro unico cucciolo.

Per i pipistrelli, anche il letargo rappresenta un’attività collettiva, formano colonie numerose dentro a grotte, cantine, soffitte e in autunno si addormentano tutti insieme, interrompendo il sonno di tanto in tanto solo per bere.

Un abbraccio letargico

I rettili, essendo animali a sangue freddo, mantengono costante la temperatura corporea grazie all’energia del sole che attiva il loro metabolismo. Quando però le ore di luce diminuiscono, e di conseguenza il calore, l’ibernazione per tartarughe, coccodrilli e serpenti diventa vitale alla sopravvivenza. Per tutta la stagione invernale le rane si rifugiano in buche scavate nel terreno o sotto il fango degli stagni.

Come i pipistrelli, anche le rane di montagna sembrano apprezzare l’accoppiamento a ridosso del lungo sonno. La nota curiosa consiste nel fatto che questi anfibi trascorrono l’intero periodo del letargo abbracciati, nella posizione dell’amplesso.

E adesso non resta che parlare di insetti e molluschi per i quali si pone lo stesso dilemma di cibo e temperature troppo basse. Formiche, api, vespe e calabroni fanno il pieno di energie a fine estate e poi si addormentano, aspettando tempi migliori.

Anche i piccoli molluschi temono il freddo, e così la chiocciola si rintana nel suo guscio sigillandone l’apertura con una membrana di muco, carbonato di calcio e fosforo, gli stessi elementi che compongono la conchiglia. Nel tepore della sua casetta, chiude le porte al mondo e aspetta l’arrivo della primavera.