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Un naturalista riluttante

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Un naturalista riluttante

Il 12 febbraio 1809 nasceva Charles Darwin, il padre dell’evoluzionismo.

Da anni questa data è ricordata in tutto il mondo con manifestazioni dedicate ai temi dell'evoluzione, della biologia e della zoologia, nel giorno ormai conosciuto come Darwin Day.

L'origine delle specie

Probabilmente nessun altro studioso è stato tanto celebrato e discusso, criticato e onorato, malinteso quanto il naturalista Charles Darwin (1809-1882).

In geologia, zoologia, botanica, paleontologia, filosofia, antropologia, le sue teorie hanno contribuito a formare una nuova visione del mondo, tra valori etici e conquiste scientifiche.

Il suo lavoro instancabile e le ricerche ne hanno fatto una delle figure più originali e influenti di sempre.

Centosessantuno anni fa, il 24 novembre 1859, veniva pubblicato in 1250 copie un libro che avrebbe cambiato per sempre la nostra concezione dell'uomo nella natura, la conoscenza della vita sulla Terra e il modo di studiarla.
Si tratta de “L’origine delle specie per mezzo della selezione naturale” - tradotto in italiano nel 1875 da Giovanni Canestrini - nel quale si espone la teoria dell’evoluzione delle specie animali e vegetali, la variabilità dei caratteri ereditari e della loro diversificazione e moltiplicazione per discendenza da un antenato comune.

Con questo libro Darwin rimette dentro ai confini esclusivi della religione Adamo ed Eva, spazza via le teorie pluraliste o poligeniste che invocano creazioni separate per le razze umane, apre il sipario e fa entrare in scena l’antenato comune del genere umano, le grandi scimmie.

Creazionisti versus evoluzionisti

Nonostante i fermenti illuministi, a causa di uno spartiacque all’epoca ancora incerto tra dogma teologico e rigore scientifico, il contenuto rivoluzionario di quel trattato fece enorme scalpore negli ambienti clericali, ma ancor di più in quelle comunità accademiche e scientifiche influenzate dalla religione cristiana.

Ancorché timoroso di essere stigmatizzato ed etichettato come blasfemo ed eretico, Darwin mette dunque in discussione l’intoccabile assunto biblico secondo cui l’uomo è superiore agli animali e, essendo stato creato da Dio, immutabile come immutabili sono tutte le altre creature viventi dell’universo.

I suoi biografi Desmond e Moore scrivono: “Darwin ne intravide le conseguenze devastanti: se le specie possono davvero essersi scambiate il patrimonio genetico l’una con l’altra, allora l’intero pensiero teologico creazionista è in errore e la fede in un Dio Creatore non ha alcun senso!”.

I Darwin

Facendo un passo indietro, arriviamo a Erasmus e Robert Darwin, che più influirono nella formazione giovanile dello studioso.

Erasmus Darwin, celebre filosofo illuminista, poeta, medico e naturalista, era il nonno di Charles e di Francis Galton, antropologo e fondatore della discussa e controversa disciplina eugenetica.

Il padre, Robert, medico di successo e uomo di ideali anticlericali, vicino agli ambienti whig, ancorché attento a non attaccare apertamente il clero, si assicurò che il figlio studiasse gli scritti del nonno sulla trasmutazione delle specie.

Testi come “Zoonomia”, conosciuto in Italia col titolo “Le leggi organiche della vita”, un volume sulla riproduzione nel quale si anticipano alcuni studi che Jean-Baptiste Lamarck riprese e ampliò più tardi, furono letture fondamentali per il giovane Charles e per le sue future teorizzazioni.

La madre, Susannah Wedgwood, apparteneva alla facoltosa dinastia di imprenditori dell’omonima manifattura di ceramiche e porcellane inglesi, ancora oggi tra le più prestigiose al mondo.
Come il ramo paterno, anche i Wedgwood erano una famiglia di idee liberal, favorevoli al progresso tecnologico e alle riforme sociali, convinti abolizionisti e sostenitori dell’emancipazione delle donne.

Questo clima culturale e ideologico, respirato nel contesto familiare da Charles sin dalla nascita, contribuì ad alimentare le passioni morali che conservò per tutta la vita, condizionando le sue scelte.

Uno studente poco brillante

Quinto di sei figli, crebbe circondato da un solido benessere, tra sport e salutare vita in campagna, dove poteva raccogliere animali e insetti sui quali fare i primi esperimenti, assieme al fratello.

In assenza della madre, scomparsa a cinquantadue anni, Charles veniva sorvegliato da un solerte seguito di cameriere e dalle sorelle.
“Mia madre morì nel luglio del 1817, quando avevo poco più di otto anni, ed è strano che non ricordi quasi nulla di lei, tranne il suo letto di morte, il suo abito di velluto nero e il suo bizzarro tavolo da lavoro. Credo che i miei scarsi ricordi siano dovuti in parte alle mie sorelle, a causa del loro grande dolore non potevo mai parlare di lei o pronunciare il suo nome; e in parte al suo precedente stato di malattia”.

Il padre, non un esempio di fervida fede cristiana, dopo gli insuccessi del figlio alla Facoltà di Medicina di Edimburgo, ritenne ragionevole avviare quel ragazzo, irrequieto e indisciplinato, agli studi di teologia, non senza aver ottenuto prima il titolo necessario alla carriera ecclesiastica al Christ's College di Cambridge.
Quella scelta, almeno nelle previsioni del padre, gli avrebbe garantito l’esistenza tranquilla e agiata del parroco di campagna, e dato la possibilità di coltivare il grande interesse per la storia naturale.

Ma un intreccio di eventi inattesi avrebbe scompaginato le aspirazioni paterne.

Viaggio ai confini del mondo

Correva l’anno 1831 e il 27 dicembre il brigantino Beagle della Royal Navy si preparava a salpare dal porto di Plymouth per la seconda missione esplorativa nella Terra del Fuoco.

Il capitano di vascello, l’aristocratico e volubile Robert FitzRoy, subentrò al comando della nave a Pringle Stokes, morto suicida in seguito a una gravissima sindrome depressiva.
Temendo la solitudine e il prevedibile isolamento psicologico, cercava qualcuno del suo stesso rango che lo sostenesse durante quella spedizione nelle terre inospitali e selvagge del Sud America, un viaggio che non si preannunciava privo di pericoli e imprevisti.

Malgrado l’iniziale scetticismo di FitzRoy e, nonostante la disapprovazione di Robert Darwin, riluttante all’idea di finanziare un’impresa tanto rischiosa quanto a suo dire inutile, la scelta cadde proprio sul ventiduenne Charles.

Affascinato dalle storie dei grandi viaggiatori come Alexander von Humboldt, dopo il fallimento di una spedizione a Tenerife, il giovane non poteva sperare in niente di meglio.

Esplorò i territori grigi e desolati delle isole Falkland, le vette spettacolari delle Ande, l’arcipelago delle Galápagos, le scogliere ghiacciate del canale di Beagle, le spiagge di Tahiti, le odiate foreste pluviali del Cile meridionale, i lussureggianti paesaggi tropicali di Rio.

Ed è soprattutto qui, in Brasile, che Charles si trova faccia a faccia col mondo feroce della schiavitù, della sopraffazione dell’uomo bianco su quello nero.
Quella realtà brutale farà nascere in lui una radicale coscienza abolizionista senza compromessi, un sacro fuoco, quasi un’ossessione, che permea il resto della vita e indirizza le sue ricerche scientifiche.

Durante il viaggio, trascorse gran parte del tempo nelle ricognizioni sulla terraferma, passando solo diciotto mesi in mare.
Percorreva centinaia di chilometri in esplorazioni a cavallo, ricongiungendosi alla nave nel luogo di attracco successivo.

Fiumi di inchiostro si riversavano nelle pagine di diario e nelle lettere, mentre un’impressionante quantità di campioni di flora e fauna - fossili, rocce, pelli, scheletri di animali e piante essiccate - prendeva posto nei contenitori che quel naturalista inesperto spediva in Inghilterra.

Non sempre i risultati erano quelli sperati: le etichette si staccavano, gli insetti arrivavano schiacciati, i reperti zoologici giungevano spesso ammuffiti, deteriorati e inutilizzabili.

Mai più su una nave

Dopo cinque anni, il 2 ottobre 1836, il Beagle attracca a Falmouth e Darwin giura a sé stesso che non avrebbe navigato mai più.

Non gli fu difficile mantenere quella promessa e, dopo il matrimonio con Emma, cugina di primo grado, riprende a condurre l’esistenza rilassata del ricco gentleman di campagna.

Circondato da una corte di cuochi, camerieri, maggiordomi, giardinieri, con tutto il tempo e la tranquillità necessari, mosso da una passione morale profonda, maturata durante l’esperienza sudamericana, si dedica per quasi venti anni alla gestazione e alla scrittura della sua opera più importante, L’origine delle specie.

Evoluzione, che passione

Da oltre centocinquant’anni, nonostante i progressi nell’ambito della biologia evolutiva, le rivoluzionarie teorie di Darwin e le molteplici interpretazioni non hanno smesso di essere al centro del dibattito culturale, travalicando spesso i confini delle controversie puramente scientifiche.

Detrattori e sostenitori potranno continuare a confrontarsi negli anni a venire, serenamente, certi di non scalfire l’immagine di quel naturalista riluttante, dello studioso travagliato, dell’essere turbato dalla violenza brutale degli uomini su altri uomini, dalle prevaricazioni giustificate da fasulle verità pseudoscientifiche che lui, con passione inesauribile, contribuì a smantellare.