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Fritz elefante indiano Fritz elefante indiano foto di Luca Ghiraldi

Informazioni:

Conservatore
Elena Gavetti
Tel. +39 011 4326303

Aiuto Conservatore
Franco Andreone
Tel. +39 011 4326306

Assistente tecnico
Luca Ghiraldi
Tel. +39 011 4326326

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L'elefante del re

Il legame tra il Museo di Scienze Naturali e la Palazzina di Caccia di Stupinigi risale all'Ottocento. Intorno agli anni venti si costruì il "Serraglio delle Belve", destinato a ospitare una gran varietà di animali, molti dei quali mai visti prima a Torino. La curiosità e l'inclinazione verso l'esotico convissero nel tempo con l'interesse crescente verso le scienze naturali.
La storia dell'elefante Fritz, ricca di aneddoti, d'immagini e di letteratura relativa all'osservazione naturalistica, rappresenta al meglio il rapporto della casa reale con la collezione degli animali.

Fritz

L'elefante indiano, regalo del viceré d'Egitto al re Carlo Felice, arriva a Stupinigi a piedi, transitando per nave da Alessandria al porto di Genova. Per custodirlo fu ricavato dall'ex scuderia della palazzina uno spazio interamente recintato, la Ménagerie, mentre nel cortile fu messa una vasca munita di scivolo.

Fritz divenne l'attrazione del luogo e icona del palazzo, appena giunto fu ritratto dal vivo dalla pittrice Sofia Giordano e la litografia ebbe larga diffusione. Nel 1835 Enrico Gonin dipinse l'elefante attorniato da una folla di curiosi durante una parata e infine ebbe l'onore di essere immortalato in un dagherrotipo, unico in Italia con un soggetto animale.

Casimiro Roddi, chef della Ménagerie, Giuseppe Genè e Filippo de Filippi, che si avvicendarono alla direzione del Museo Zoologico torinese, registrarono con cura il suo comportamento, le cure mediche e l'alimentazione che consisteva in:  "50 pani al giorno di 3 libre genovesi cadauno... 24 cavoli lombardi... o invece 4 libbre di butiro con 16 di riso cotto, zuccaro nell'acqua di libre 5, vino pinte una, due al giorno, tabacco da fumare, e fumo di persona fumante". Per mantenerlo in forma si consigliavano "4 libbre di butiro per ongerlo interamente ogni mese" dopo averlo ben lavato.

Tuttavia Fritz incappa spesso in indigestioni,  una particolarmente pesante fu quella di castagne dalla quale però si riprese grazie a una robusta cura a base di vino di Malaga.

Soppresso nel 1852 dopo aver ucciso il proprio guardiano, l'elefante fu donato al Museo zoologico della Regia Università di Torino per essere tassidermizzato e studiato. Oggi l'animale è custodito presso il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino.

Nel 2015 il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino e la Fondazione Ordine Mauriziano hanno realizzato la mostra "Fritz. Un elefante a corte" nella Palazzina di Caccia di Stupinigi.

Animali esotici a Stupinigi

Per far fronte all'impoverimento del patrimonio faunistico a causa delle battute di caccia reali, alla fine del Settecento alcune aree annesse alla Palazzina di Stupinigi furono destinate all'allevamento di cervi e fagiani. Fu questo il primo nucleo della Ménagerie che nell'arco dei primi decenni dell'Ottocento si arricchì di numerosi animali esotici. Nei poderi adiacenti la Palazzina c'erano mufloni sardi, gazzelle, camosci, canguri, ma l'ospite più famoso fu sicuramente l'elefante indiano Fritz.

Nel 1842, in concomitanza con i preparativi delle nozze di Vittorio Emanuele II e Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena, celebrate a Stupinigi, alla Palazzina  si attuarono manutenzioni straordinarie per accogliere gli animali.
Importanti lavori riguardarono soprattutto il parco, dove vennero allestiti numerosi apparati effimeri, che lo trasformarono nell'attrazione principale. Nel corso della prima metà dell'Ottocento la letteratura di viaggio descrive la Palazzina di Stupinigi come luogo di "curiosità" per le sue forme architettoniche "bizzarre" e soprattutto per lo straordinario serraglio zoologico. All'architetto regio Ernst Melano e al minusiere Gabriele Capello si devono numerosi interventi sia per la costruzione degli spazi destinati agli animali del serraglio reale che per l'adeguamento di locali di servizio.

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