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Duttaphrynus Melanotstictus Duttaphrynus Melanotstictus foto di Franco Andreone

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Assistente tecnico
Luca Ghiraldi
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Rospi tossici in Madagascar

Pubblicato uno studio

Il rospo asiatico Duttaphrynus melanostictus, introdotto in Madagascar da una decina di anni, potrebbe causare danni seri alla biodiversità dell'isola, patria di molte specie endemiche che non si trovano altrove.

Molto probabilmente, trasportato involontariamente in un container proveniente dal Sud-Est Asiatico, una volta sbarcato sull'isola questo rospo ha iniziato a diffondersi rapidamente.

Oggi, con 24 milioni di individui stimati, rappresenta una grave minaccia per la fauna selvatica nativa, non solo per quello che preda e per la competizione con le circa 350 specie note di altri anfibi, ma soprattutto perché le tossine presenti nella sua pelle potranno avvelenare i suoi predatori.

Ciò è dovuto a un aspetto di carattere evolutivo: infatti, gli animali che predano il rospo in Asia hanno sviluppato un certo numero di mutazioni genetiche che li protegge da queste tossine.

Un team internazionale di biologi dell'Università di Bangor, della Liverpool School of Tropical Medicine, dell'Università di Braunschweig e dei musei di storia naturale di Monaco, Stoccarda e Torino, ha dimostrato che il corredo genetico degli animali del Madagascar non dispone delle mutazioni necessarie per resistere alla tossina. Pertanto, qualsiasi predatore malgascio che ingerisca un rospo è probabile che si avveleni.

Di questo argomento condotto parla l'articolo pubblicato di recente sulla prestigiosa rivista scientifica Current Biology Magazine.

Cosa pensano gli esperti

Franco Andreone, Conservatore della Sezione di Zoologia al Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino e Chair dell'Amphibian Specialist Group dell'IUCN del Madagascar, dichiara: "L'arrivo di rospi asiatici invasivi è stato un duro shock per la comunità conservazionistica che ha deciso di sostenere questo e altri studi per valutarne il potenziale impatto ecologico".

L'erpetologo Wolfgang Wüster, della Scuola di Scienze Biologiche dell'Università di Bangor in Galles, aggiunge che: "C'è stato un acceso dibattito sul probabile impatto dei rospi invasivi e sulle azioni che bisognerebbe intraprendere per controllarli o per eradicarli. Il timore è che i rospi producano vere "onde d'urto" attraverso l'intero ecosistema: la loro presenza e diffusione potrebbe minacciare molti predatori endemici che rimarranno intossicati mangiando i rospi, e a loro volta altre prede, come i ratti, potrebbero aumentare di numero... Il controllo della diffusione dei rospi asiatici deve quindi diventare una priorità di conservazione significativa e dovrebbe ricevere risorse adeguate. I risultati da noi pubblicati indicano che le priorità e le risorse di conservazione possono ora essere allocate sulla base di dati affidabili piuttosto che di semplici ipotesi".

Ben Marshall, studente dell'Università di Bangor che ha lavorato a questo progetto per la sua laurea, ha dichiarato: "Questo è un altro esempio di come le specie traslocate da una parte a un'altra del mondo possono creare pesanti scompensi agli ecosistemi naturali: prevenire l'introduzione di specie aliene invasive deve pertanto divenire una "priorità alfa" per la conservazione della biodiversità, e dovrebbe essere una considerazione indispensabile per tutto il trasporto internazionale di merci che potrebbe causare, deliberatamente o inavvertitamente, l'acclimatazione di specie aliene in zone fuori del loro areale originario ".

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Immagine: Duttaphrynus Melanostictus | Foto di Franco Andreone

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